"L'infermeria dei raduni RnS a Rimini." 1^ parte

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“L’esperienza dell’infermeria di Rimini: il lavoro congiunto di discernimento di medici, psicologi, membri di Ministero di intercessione, sacerdoti ed esorcisti”

 

Sono sicuro che questo mio intervento risulterà molto utile non solo per gli operatori sanitari, ma per tutti quelli che si trovano ad aiutare fratelli che soffrono (membri di Ministero di Intercessione, Volontari anche in associazioni laiche, Ministri dell’Eucarestia, Religiosi ecc.)


Come è nata l’infermeria di Rimini? Sul campo!

Perché è normale che la gente si ammali… infatti, statisticamente, se prendete una popolazione di grandi numeri, ogni giorno qualcuno si ammala. A maggior ragione se ci si assenta da casa per circa quattro giorni (cinque con il viaggio).

Nel periodo pre-Covid a “Rimini grande” (= la Convocazione di aprile) le presenze oscillavano da un minimo di 25-30.000 persone (gli abitanti di Foligno: la terza città dell’Umbria) ad un massimo di 70.000 ai tempi di Tardif (gli abitanti di Terni, la seconda città dell’Umbria). I numeri di “Rimini piccola” (Convegno Animatori di dicembre) sono naturalmente più piccoli: circa 3 mila persone.

È vero che ai concerti e alle partite di calcio accorrono anche 100.000 persone, ma sono prevalentemente giovani e la permanenza all’evento è di circa quattro ore, non quattro giorni (cinque con il viaggio!)

Fare una postazione di primo soccorso era la cosa più ovvia per evitare il più possibile tanti disagi a tanti fratelli e per non mandare in tilt il P.S. di Rimini nei giorni della Convocazione.

Tre esigenze, quindi:

  1. Risolvere in loco le problematiche mediche semplici, gestibili sul campo da una semplice équipe medica di volontari, anche non specializzata in emergenze (codici bianchi e codici gialli nel triage di un Pronto Soccorso). Cose semplici e non urgenti, dopo averle affrontate e spesso risolte, poi vengono rimandate al medico curante al rientro a casa, attraverso un semplice stampato nel quale è riportata la prestazione fatta (es.: bronchite acuta trattata con…).

Finalità: agevolare i fratelli che, quindi, possono rimanere all’evento e non lo perdono, e non congestionare il P.S. dell’Ospedale di Rimini.

  1. Evitare poi:
    1. di mandare in Ospedale problematiche di origine psico-spirituale, ed anzi
    2. cercare di approfittare dell’evento per iniziare un percorso di guarigione. Iniziare, dico… perché è nostra prassi, poi, consegnare (dopo aver inquadrato il problema) il fratello alla cura del Pastorale, del sacerdote del gruppo che riusciamo a contattare quasi sempre. 
  1. Ridurre gli oneri economici dell’evento a carico del RnS, in quanto siamo tutti volontari. 

Quindi nei grandi numeri di Rimini le persone che si “sentono male” in quei quattro giorni sono tante (un anno di punta contammo più di 300 accessi!) ed è giusto cercare, nei limiti della prudenza, con competenza e con compassione, di dare una mano a questi fratelli, che arrivano con grandi sacrifici un po’ da tutta Italia.

In quei quattro giorni i saloni della Fiera sono una piccola città e succede di tutto: eventi patologici fisici, psichici e spirituali, ed è venuto naturale, per far fronte a ciò, ideare ed allestire una postazione di primo soccorso per questi tre ambiti nei quali può manifestarsi la sofferenza.

Quando, appunto, parlo di problemi fisici intendo che vediamo tutto quello che vede un MMG nel suo ambulatorio o al domicilio del paziente. Spesso gente già malandata fisicamente (anziani, cardiopatici, disabili) si sente male per la stanchezza, o perché hanno lasciato medicine “importanti” a casa, o per infortuni tipo cadute, ma anche per seri eventi patologici che insorgono improvvisi... come succede anche quando si vive a casa propria: ictus, infarti, svenimenti, coliche renali, bronchiti acute, infezioni delle vie urinarie, gastroenteriti, malattie influenzali, ecc.

E, come avviene per il corpo, degli eventi “acuti o sub-acuti” possono interessare anche la componente psichica, affettiva, emozionale, oppure la componente spirituale fino alle manifestazioni demoniache.

Il tutto perché a Rimini, come ben sapete, ci sono anche dei forti momenti di guarigione interiore e dei forti momenti di liberazione, e, quindi, si vanno a toccare tasti psico-spirituali che riportano in superficie certe aree malate… che magari per tanto tempo sono rimaste latenti, nascoste.

Ed è importante evitare, come ben capite, che fratelli con manifestazioni psico/spirituali finiscano al Pronto Soccorso!

Quindi, per prima cosa, quando qualcuno si sente male bisogna fare subito una prima diagnosi: per quale motivo sta male? Per quale motivo questa persona strilla, si divincola, è caduta a terra, è più o meno cosciente, si lamenta, ecc.?

Se il quadro “clinico” non è subito evidente e chiaro, appena il paziente entra in infermeria viene visitato da un medico e momentaneamente “ricoverato” in uno dei box di destra (quelli “medici”). Fatta la diagnosi, o viene trattenuto nel box per essere trattato (se si tratta di un problema affrontabile in loco e prettamente medico) o viene inviato (accompagnato) al Pronto Soccorso (se il problema medico è serio) o viene spostato ai box di sinistra (quelli “psico-spirituali”).

Tenete conto che raramente, quasi mai direi, ci troviamo di fronte a problematiche “pure” (cioè che interessano un unico ambito) ma a patologie “miste”: chi ha problemi psicologici spesso ha anche problemi spirituali e viceversa, ed entrambi fisicamente non stanno certo bene!

Per questo motivo a Rimini lavoriamo in équipe (medici, infermieri, psicologi, psichiatri, sacerdoti…).

Al mattino arriviamo molto prima dell’inizio della convocazione, perché dobbiamo pregare come équipe prima di iniziare il servizio e chiedere i carismi necessari per il servizio stesso: quelli di scienza, di conoscenza, di sapienza, di discernimento in generale, di discernimento degli spiriti, di compassione.

E chiedere (perché no?) la protezione del Sacro Cuore di Gesù (ATC è consacrata al Cuore di Gesù) per il delicato lavoro che ci aspetta nella lunga giornata alla Fiera. Chiediamo anche l’intercessione della Beata Vergine, affinché ci aiuti ad essere umili, di S. Giuseppe Moscati e di San Padre Pio.

Facciamo, insomma, come dovrebbe lavorare ed operare qualsiasi Ministero di Intercessione di ogni gruppo del RnS!

Sicuramente il nostro non è un super-ministero di guarigione, ma il fatto che vi operano persone professionalmente preparate nei vari ambiti, con carismi molto utili in questo ministero, lo rende particolarmente efficiente, soprattutto quando i tempi per operare sono diversi da quelli che abbiamo nel Ministero del nostro Gruppo.

E comunque è impensabile che vi facciano parte persone che ignorano questa visione tridimensionale dell’uomo e che siano digiune di un minimo di percorso di formazione... Per questo invitiamo a far servizio con noi tutti i professionisti sanitari del RnS che capitano e cerchiamo, sotto la nostra supervisione, di iniziarli al servizio.

Infatti non è detto che uno psicologo, per esempio, sia pronto per far parte di una équipe psico-spirituale.

Prima, comunque, deve essere formato, ed è il pastorale del gruppo che discerne se debba essere spronato verso questo ministero.

Tirata d’orecchi ai Pastorali che non lo fanno.

Come fare la formazione? Le opportunità sono diverse: i convegni di ATC, oppure la Scuola Carismatica per Ministeri, oppure incontri dedicati alla guarigione, pubblicazioni “serie” ed ortodosse ecc.

A questi colleghi che pensano che sarebbe un impegno troppo oneroso per loro vorrei testimoniare come il formarsi per far parte di un Ministero di Guarigione (nel proprio Gruppo) o far servizio a Rimini non sia un gesto di generosità ma cambia letteralmente la propria professione! Non facciamo noi un piacere a Gesù, ma è Gesù che ci fa un gran bel regalo, trasformando la nostra professione in una esperienza straordinaria, sotto tutti i punti di vista!

Gli stessi numerosi carismi che ci vengono donati per fare le nostre professioni in maniera tanto speciale ci fanno crescere nella fede e nella gratitudine verso di Lui, il che è un bel deterrente per non cadere nella trappola del maligno, che insidierà di continuo la nostra scelta attraverso le tentazioni, perennemente insite nelle nostre professioni sanitarie (l’ambizione, l’orgoglio, la superbia, l’invidia, la gelosia, la cupidigia, la lussuria).

Non posso certo tralasciare un altro aspetto dell’esperienza dell’infermeria: la modalità del nostro intervento nei malori che si verificano in sala. Quando ciò avviene (non sono episodi rari!) la gente si accalca subito tutt’intorno al malcapitato, ma spesso nella sala c’è già un deficit di areazione e questo peggiora il problema, se è un problema fisico!

Di solito la gente circonda il poveretto, si accalca sopra di lui e comincia a pregare. Prendiamo in considerazione le quattro situazioni che potrebbero essere all’origine di quel malore improvviso.

  1. Se è un problema fisico, lo abbiamo accennato sopra, più lo soffochiamo con il nostro accorrere numeroso e più aggraviamo il problema.
  2. Se il paziente ha un serio problema psicologico ed è in atto una guarigione interiore, per quale motivo ritengo che la mia preghiera possa aggiungere più guarigione di quella che Gesù già sta facendo? Forse Gesù, per guarire quel fratello, ha bisogno di un “aiutino” (il mio)?

Per quale motivo decido di mettermi teatralmente ad imporre le mani sul fratello che sta piangendo a dirotto? Non mi rendo proprio conto che, così facendo, aumento il suo disagio e lo ferisco nella sua dignità? Per quale motivo non voglio riconoscere che in quel momento ha solo bisogno di piangere da solo e restare con se stesso, rielaborare interiormente tutto ciò che è riemerso in occasione di una provvidenziale preghiera carismatica?

  1. Se è una manifestazione isterica: più pubblico c’è e più si aggrava la situazione (teatralità). Quindi andrebbe ignorato e portato in disparte togliendogli gli spettatori di torno.
  2. Se è un problema spirituale, o addirittura demoniaco, il mettermi a pregare aumenta le manifestazioni eclatanti. È giusto e caritatevole verso questo fratello metterlo al centro e far sì che diventi l’attrazione di un suggestivo spettacolo (come fosse una scena tratta dal noto film “L’Esorcista” …) proprio in sala?

Non solo disturba la preghiera di chi sta intorno, ma sposta l’attenzione da Gesù al demonio!

Riassumendo, credo che la carità più grande sia proprio quella di evitare che questi sfortunati fratelli/sorelle, tanto sofferenti, per vari motivi, divengano, in sala, fenomeni da baraccone!

E infatti noi, quando arriviamo (a volte non è facile superare il muro umano che ci ostacola non poco…), facciamo sempre allontanare tutti, intimiamo di smettere di pregare e cerchiamo di portare la persona in infermeria, in ambiente discreto e sicuramente competente. Dove, se occorre, c’è il medico, lo psichiatra ma anche il sacerdote e l’esorcista. Io personalmente, quando raggiungo il malcapitato, prego sempre, dentro di me che scenda sul fratello/sorella la pace di Gesù e si tranquillizzi, e che il Sangue di Gesù tronchi ogni manifestazione esterna di violenza (parlo di urla, ecc.).

Spesso troviamo che sono i Responsabili di Gruppi o anche sacerdoti ad organizzare e dirigere il capannello di gente pregante in sala e non è affatto facile spiegare al Responsabile o al sacerdote che questo non va bene… ti senti spesso rispondere (con aria da grande esperto “in materia”): “ma non capisci che non è un problema medico ma spirituale?”. Vorrei ancora una volta sottolineare che nessuno di noi dell’infermeria nega queste problematiche, ma non è quello, ribadiamo, il modo e il luogo di dar soluzione anche ad un problema spirituale….

Non è certo rispettoso della dignità di qualsiasi disgraziato metterlo alla berlina in un palcoscenico che mostra a tutti l’indemoniato (che poi, spesso, si rivela invece non esserlo affatto!).

In Umbria, ormai da circa tre anni, l’équipe del Ministero Regionale di Intercessione porta avanti, il terzo venerdì del mese, una preghiera di guarigione (guidato da una sorella che ha un bel carisma di conoscenza, Suor Roberta) e non solo delle ferite della vita…. Ebbene, quando l’équipe si ritrova un’ora prima, per preparare in preghiera questo momento di evangelizzazione (in media vengono circa 300 - 400 persone) chiediamo sempre espressamente che tutto avvenga nella pace e il demonio non susciti manifestazioni che mettano in imbarazzo gli sfortunati fratelli affetti, purtroppo, da problematiche psico-spirituali.

 Quindi dateci una mano a fare il tutto nel modo giusto…. Non assumete quell’aria di contestazione che è molto imbarazzante, perché sembra che noi vogliamo rubarvi il paziente!

Siamo noi stessi che invitiamo il Responsabile o il Sacerdote a seguirci in infermeria e li coinvolgiamo (perché poi dovranno farsi carico dell’“accompagnamento” …) ma in sala no!

Concludo con tre brevi osservazioni:

  1. Noi dell’infermeria, delle relazioni e dei momenti forti di preghiera durante la Convocazione non riusciamo a seguire quasi niente! Eppure le grazie, anche spirituali, che riportiamo a casa sono sempre tante… come dire che il Signore non ci lascia mai a mani vuote… ed è una cosa buona anche che spesso nessuno si ricordi di noi nei ringraziamenti… così (aggiungo io, scherzosamente) Gesù non potrà mai dirci “in verità avete già ricevuto la vostra ricompensa”.
  2. Il clima che viviamo nei giorni della Convocazione è sempre molto bello ed edificante per ciascuno di noi. Certo, gli orari sono pesanti: siamo i primi ad arrivare a gli ultimi a partire. Ma c’è sempre un’atmosfera di allegria e, anche se le pause sono piuttosto rare, l’ambiente goliardico che si crea stempera di molto la tensione per il nostro non certo facile lavoro. La voglia di fare scherzi, di dire battute è una cartina di tornasole che ci conferma che nel servizio fatto con il cuore (soprattutto verso i sofferenti) non si può essere “musoni”. In certi aspetti siamo rimasti come tanti anni fa… non siamo invecchiati!
  3. Decine e decine di persone, soprattutto anziane, vengono a fare la fila ogni giorno per misurare la pressione in infermeria… senza averne veramente necessità. È perché hanno bisogno non tanto di sentirsi dire che la pressione va bene, ma di sentirsi ascoltati e accolti dal medico, come avviene sempre nell’Infermeria di Rimini. E ci ringraziano tanto per questo. Questa osservazione mi dà lo spunto per fare un secondo articolo e toccare dei tasti che dovrebbero stimolare tante riflessioni su come noi operatori sanitari testimoniamo (o non testimoniamo) di essere veramente “rinnovati”.

 

Moreno Puccetti - Delegato Regionale per l’Umbria del Ministero di Intercessione e Segretario Nazionale di ATC

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